Il dolore femororotuleo (PFP) è un disturbo muscoloscheletrico molto frequente, con una prevalenza annuale del 23% nella popolazione generale e del 29% negli adolescenti. È una diagnosi clinica di dolore anteriore di ginocchio durante le attività in carico, in assenza di altre patologie specifiche.

L’eziologia non è ancora completamente compresa. Tra i fattori contribuenti sono state ipotizzate alterazioni anatomiche, biomeccaniche e psicosociali.

L’esercizio è considerato fondamentale nella gestione del PFP. Gli esperti raccomandano l’associazione di esercizi per il quadricipite ed esercizi per i muscoli posterolaterali dell’anca, ma le evidenze a supporto non sono definitive. Inoltre, gli studi che hanno confrontato l’efficacia degli esercizi per il quadricipite con l’efficacia degli esercizi per i muscoli dell’anca hanno mostrato risultati spesso contraddittori.

Le raccomandazioni recenti considerano l’educazione del paziente come una componente importante della gestione del PFP, sebbene esistano solo pochi studi a riguardo. Fattori come la paura del movimento e la catastrofizzazione potrebbero essere importanti nel trattamento. Un’educazione di questo tipo è stata utilizzata con successo in altri disturbi persistenti come la lombalgia, ma non è stata ancora studiata in modo approfondito nel PFP.

In precedenza, in un RCT non sono state riportate differenze significative nell’efficacia nel breve termine tra gli esercizi per i muscoli postero laterali dell’anca, gli esercizi per il quadricipite e un’attività fisica a scelta nei soggetti con PFP (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30958707/):

Gli outcome nel lungo termine nel PFP sono molto importanti, per l’alta percentuale di cronicità di questo disturbo. Di conseguenza, l’obiettivo di questo studio è stato confrontare l’efficacia nel lungo termine degli esercizi per l’anca, degli esercizi per il quadricipite e di un’attività fisica a scelta estendendo il follow-up dello studio precedente.

I pazienti nel gruppo “esercizi per l’anca” hanno eseguito 3 esercizi: abduzione di anca sul fianco, rotazione esterna dell’anca (clamshell) e estensione di anca in posizione prona. Questi esercizi avevano lo scopo di isolare il più possibile i muscoli posterolaterali dell’anca senza stimolare il quadricipite.
I pazienti nel gruppo “esercizi per il ginocchio” hanno eseguito 3 esercizi: alzate a gamba tesa in posizione supina, estensione terminale di ginocchio e un mini-squat alla parete (45° di flessione). Gli esercizi avevano lo scopo di isolare il più possibile il quadricipite senza stimolare i muscoli posterolaterali dell’anca.
I pazienti inclusi nel gruppo di controllo sono stati incoraggiati dal fisioterapista di rimanere fisicamente attivi.

Per l’educazione, tutti i pazienti hanno ricevuto le stesse informazioni standardizzate, verbali e scritte. L’obiettivo dell’educazione è stato modoficare la paura del movimento e incoraggiare il ruolo attivo del paziente all’interno del trattamento.

Gli outcome sono stati valutati a 12 mesi con l’Anterior Knee Pain Scale (outcome primario), la VAS, il Tampa Scale for Kinesiophobia, il Knee Self-Efficacy Score e il Euro-Qol-5 Dimensions. Per valutare la funzionalità è stato usato lo step down test. È stata valutata inoltre la forza isometrica in estensione di ginocchio e in abduzione e rotazione esterna di anca.

I risultati dello studio non hanno mostrato differenze nel lungo termine tra i 3 gruppi di pazienti con PFP. Tutti i pazienti sono migliorarti negli outcome clinici. I miglioramenti osservati a 3 mesi (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30958707/) sono stati mantenuti o sono aumentati a 12 mesi. I gruppi con esercizi hanno mostrato un guadagno superiore nella forza rispetto al gruppo di controllo, ma questo non ha determinato un outcome clinico migliore nel breve e nel lungo termine.
Non sono state evidenziate differenze significative nell’aderenza tra i 3 gruppi.

L’assenza di differenze tra i 3 gruppi negli outcome clinici solleva porta a chiedere se un’attività fisica a scelta sia efficace come gli esercizi guidati dal fisioterapista. Ovviamente i programmi di esercizi utilizzati avevano lo scopo di isolare i gruppi muscolari, al contrario delle strategie di trattamento multimodali più frequentemente utilizzati nella gestione del PFP. Inoltre, gli esercizi isolati potrebbero essere più efficaci se rivolti a deficit specifici. Questi fattori potrebbero aver influenzato i risultati degli esercizi rispetto all’attività libera.

Hott A, Brox JI, Pripp AH, Juel NG, Liavaag S. Patellofemoral pain: One year results of a randomized trial comparing hip exercise, knee exercise, or free activityScand J Med Sci Sports. 2020;30(4):741–753.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31846113/

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